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8. Studia i maestri

Il maestro, come mi piace ripetere, è colui il quale ti insegna quale è stato il suo maestro.

Parlare di maestri e scuole di pensiero diventa complesso, per via della inafferabilità dell’argomento. Non esiste tassonomia che possa classificare la creatività umana. Quindi, con un excursus trasversale, proviamo a puntare alcuni modi di pensare e intendere la fotografia di strada.

La mente ci porta immediatamente ad Henri Cartier Bresson, grande fotografo e pittore francese, che fondò la Magnum insieme a Capa e Chim.

Oltre al suo rapporto con lo zen e la fotografia, con l’idea della danza del fotografo intorno al soggetto, lo si ricorda soprattutto per il suo modo di esprimere l’idea dello scatto.

Ispiratore di Bresson era Martin Munkacsi, o come lo intendiamo noi, suo maestro. Ungherese, classe 1896, lavorò a Berlino e New York e snellì la fotografia di moda, la alleggerì, fino a farla diventare una plastica espressione di genio e creatività.

Anche Richard Avedon trasse ispirazione da Munkacsi.

Nel 2012 il Times lo cita come una delle 100 personalità che hanno influenzato e cambiato il mondo della moda.
Morirà solo e senza soldi, in una stanza di New York, con il frigo quasi vuoto tranne che per una confezione di spaghetti pronti e una forchetta infilata dentro.

Alfred Eisnstaedt, Eugene Atget, Robert Doisneau, tutti straordinari fotografi, tutti con percorsi diversi, che hanno dato la propria impronta alla fotografia.

Joel Meyerowitz si disimpegna dal Momento Decisivo, e lo riscrive a suo modo, lavorando senza gerarchie di soggetti e inquadrature, ma attraverso una unica inquadratura scenografica dove le azioni si compiono e gli eventi accadono.

William Klein e Daido Moryama invece lavorano sul caos: le inquadrature, le scene, l’azione, è impastata nel tempo e nello spazio.
Klein fotografa NewYork e poi anche l’Italia con il caos che le contraddistingue, con la confusione di gente, visi e luci.

Nel caso di Moryama, l’azione si fonde anche nella grana spessa delle immagini. La strada non è piu immobile, l’istante decisivo è dilatato nel tempo, come un quadro di Picasso.

L’evoluzione plastica di tutto questo è quella che mi piace definire la Street-Pictures di Saul Leiter, Ralph Gibson e Hernst Haas. Ognuno a suo modo reinventa la strada, inserendoci connotazioni di mistero, di plasticità pittorica o di dolcissimi scampoli di vita attraverso vetrine appannate, o dai taxi.

Bruce Gilden invece aggredisce la strada, ma soprattutto i soggetti: scatta foto con un flash remoto direttamente sul viso delle persone.

La moderna street photography ha abbandonato i canoni estetici e di bellezza, prediligendo solo la combinazione di soggetti che rimano fra di loro. A mio avviso, una fotografia concentrata solo sulla combinazione (senza contenuto o forma) risulta troppo asettica e forzata.